Club Fotoamatori Mattarello

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Event 

Title:
Forum: Dialoghi tra la città e la montagna
When:
27.11.2010 10.00 h - 18.00 h
Categoria:
La montagna da sotto

Description

UN FORUM INDAGA I DIALOGHI TRA LA CITTÀ E LA MONTAGNA

 

 

 

Forum: Dialoghi tra la città e la montagna

 

sabato 27 novembre 2010 inizio ore 10:00 - chiusura ore 18:00 Trento, Sala di Rappresentanza Palazzo della Regione, piazza Dante 16

 



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Appuntamento "clou" per "La montagna da sotto: dialoghi tra città e montagna", la proposta del Club Fotoamatori Mattarello e dell'Assessorato alla cultura della Provincia autonoma di Trento di una indagine sul territorio presentata al pubblico con un ricco calendario fatto di incontri, forum e mostre. Tocca infatti al forum, momento di confronto e di dialogo a livello internazionale. L'appuntamento è per sabato 27 novembre, nella Sala di Rappresentanza del Palazzo della Regione, in piazza Dante 16, a Trento. A partire dalle ore 10.00 i "DIALOGHI TRA LA CITTA’ E LA MONTAGNA" vedranno protagonisti Giovanni Marzari, Leonardo Bizzaro, Christian Arnoldi, Marco Pogacnik, Fabrizio Bartaletti, Andrea Zanotti, il Coro Trentino Sosat, Annibale Salsa, Jürg Conzett. Davvero molti gli spunti e gli stimoli che verranno offerti, non escluso un emozionante momento canoro affidato appunto al Coro Sosat.



Il programma

 

ore:

10.00 Saluti delle autorità

10.15 Presentazione a cura di Giovanni Marzari

10.30 Leonardo Bizzaro: "Uno sguardo dalla pianura. Dal panorama di de Saussure alla minoranza arrampicante"

11.00 Christian Arnoldi: "Panorami alpini. Configurazioni spaziali d’alta quota"

11.30 Giovanni Marzari: "Acropoli alpina 1938-1943"

12.00 Marco Pogacnik: "Alpine Architektur. Le Alpi e il loro autore"

12.30 Fabrizio Bartaletti: "Le città alpine come città di montagna e come nodi della rete urbana nazionale ed europea"

13:00 Pausa

15:00 Andrea Zanotti - Coro Trentino Sosat: "La montagna condivisa"

15.30 Annibale Salsa: "Il rapporto città-montagna. Trasformazioni e riposizionamenti fra prossimità domestica e prossimità esotica"

16.00 Jürg Conzett: "Paesaggio e manufatti"

16.30 Pubblico dibattito

18.00 Chiusura forum





Leonardo Bizzaro "Uno sguardo dalla pianura. Dal panorama di de Saussure alla minoranza arrampicante"


Horace Benedict de Saussure “scopre” il Monte Bianco dal giardino di casa, a Ginevra. Da uno sguardo cittadino comincia la storia dell’alpinismo. L’alpine club a Londra nasce dalla passione per la montagna d’un gruppo di nobili e borghesi, gente di città. così il club alpino Italiano a Torino. E mentre i montanari si rivolgono alle vette più che altro per vivere, è la gente di pianura che arriva lassù prima con intenti scientifici, poi per sport.

Leonardo Bizzaro è nato a Trento. Giornalista nella redazione torinese di Repubblica, ha collaborato con la Rivista della Montagna e Alp ed è autore del libro K2 Uomini Esplorazioni Imprese edito da DeAgostini nel cinquantenario della salita italiana. Per oltre vent’anni è stato nel consiglio direttivo del Filmfestival della montagna di trento, per il quale ha organizzato mostre e retrospettive, creando il settore librario della rassegna. Appassionato alpinista, ha salito e disceso, spesso con gli sci, montagne di tutti i continenti.

 

 

Christian Arnoldi "Panorami alpini. Configurazioni spaziali d’alta quota"


La colonizzazione metropolitana della montagna, iniziata attorno al XvIII secolo con l’incontro tra cittadini, ambiente e montanari, ha trasformato le alpi in uno dei più interessanti e contraddittori “iper-luoghi” della modernità. Le valli, ormai da qualche decennio, si presentano come un territorio stratificato all’interno del quale convivono spazi molteplici, modalità di interazioni plurime, “realtà” differenti e interconnesse. Le dimensioni più evidenti sono: lo spazio delle comunità locali, il villaggio vacanze e lo spazio museo. In altri termini la montagna oggi è un luogo abitato da innumerevoli comunità, più o meno vitali, con regole, visioni del territorio, immaginari, ritmi e lingue specifiche; al tempo stesso è meta del divertimento e dello svago, degli sport estremi, dell’avventura e del relax, dell’accoglienza e della ricerca di benessere. È anche il luogo della nostalgia, dell’esotico, del pittoresco, del bisogno di tradizione, della memoria, così come quello della natura selvaggia e dei parchi, cioè della natura da proteggere. Questa poliedricità permette alle alpi di attrarre e di accogliere le più disparate richieste di riconoscimento e le più diverse aspirazioni identitarie; e di proporre agli abitanti e ai frequentatori-clienti- spettatori occasionali una molteplicità di stimoli, di esperienze e di stili di vita.

Christian Arnoldi è dottore di ricerca in Sociologia della devianza. Lavora come ricercatore a contratto presso il Museo degli usi e costumi della gente trentina di San Michele all’Adige. Si interessa di tematiche legate alla costruzione immaginaria e simbolica della montagna, di feste alpine, del processo di recupero e di invenzione della tradizione e di fenomeni di “devianza”. Recentemente ha pubblicato Tristi montagne. Guida ai malesseri alpini, Priuli & Verlucca, Scarmagno (to), 2009.

 

 

Giovanni Marzari "Acropoli alpina 1938-1943"


Il Doss Trento è un rilievo dalle pendici rocciose che domina la città. Sulla sommità presenta un ampio pianoro. La “verruca”, come veniva chiamata, è stata oggetto di molte fantasie architettoniche, soprattutto negli anni venti e Trenta, in una delle quali si immagina di ricavare dalla massa rocciosa, rispettata la zona del monumento a cesare Battisti, nientemeno che un anfiteatro a gradinate, insomma una colossale arena di verona per spettacoli classici, (Pranzelores). Tra il 1938 e il 1943 una di queste fantasie prende corpo. viene progettato da un gruppo di architetti di fama, Libera, Muzio, Maroni e cereghini e dallo scultore zaniboni, il Museo Nazionale degli alpini: una vera e propria acropoli che domina la città. Nel 1940 iniziano i lavori di costruzione della strada monumentale, seguiti direttamente da Giovanni Muzio. Nel 1941 il progetto è presentato a Mussolini: un rettangolo di 160x120 metri, caratterizzato da evidenti riferimenti all’antica architettura romana, e da tentativi di coniugare un nuovo linguaggio regionalista, più consono al contesto alpino. Gli avvenimenti dell’8 settembre 1943 concludono la storia dell’“acropoli alpina”, immaginata come un “grandioso complesso monumentale, che doveva documentare l’eroismo dei soldati di montagna”.

Giovanni Marzari, architetto, si è formato allo IUAV di Venezia (1982). Vive e lavora a Rovereto (tn). L’attività professionale, dal 1984 con lo “Studio G. Marzari”, si è sviluppata nel settore del restauro architettonico di edifici antichi e moderni, nel settore delle nuove costruzioni, negli studi paesaggistici, nelle ambientazioni e allestimenti di musei e di mostre. Accanto all’attività professionale ha dedicato studi con pubblicazioni, all’opera di Luigi Figini e Gino Pollini, di Adalberto Libera, di Fausto Melotti, di Giancarlo Maroni, di Mario Sandonà e di Massimo Scolari. Ha pubblicato ricerche sul tema del paesaggio.

 

 

Marco Pogacnik "Alpine Architektur. Le Alpi e il loro autore"


In un bel saggio ispirato dall’opera di valerio Olgiati, Mario Carpo ragionava due anni fa sulla crisi dell’autorialità dell’opera architettonica. con la riproduzione tecnica dell’opera d’arte abbiamo assistito nel corso del novecento ad una sempre più complessa organizzazione del progetto come confluenza di saperi molteplici, e ad una sempre maggiore intrusione di strumenti automatici di controllo e generazione della forma che hanno messo in crisi l’autorità e responsabilità dell’autore come creatore di un’opera. In nuce questo problema – sublimato in una struggente immagine poetica – rappresenta il centro anche dell’opera che Bruno Taut dedica al paesaggio delle alpi visto come scenario di una nuova architettura e, soprattutto, di una nuova umanità. forse solo l’immagine dell’alzato del cimitero di chaux disegnato un secolo prima da Ledoux per il suo trattato può essere accostato per forza e grandiosità espressiva alla alpine architektur di Bruno Taut a dimostrazione del fatto che solo una storia di lungo periodo può ambire oggi a restituirci un’ immagine meno provvisoria dell’architettura nell’epoca della modernità.

Marco Pogacnik è ricercatore universitario presso l’Università IUAV di Venezia. È stato visiting professor presso la Fachhochschule di Potsdam, l’ Università di Dortmund e l’Università di Innsbruck. Ha insegnato e tenuto conferenze e seminari in diverse università europee: la tU di Aachen, la tU di Graz, la Akademie der Künste di Vienna, l’Accademia di Architettura di Mendrisio, l’Università di Ginevra, la tU di Cottbus. È stato membro della commissione selezionatrice del nuovo museo di arte contemporanea di Seoul, città nella quale ha tenuto conferenze presso la Kyung Hee University e la Seoul national University. Attualmente è responsabile – assieme al prof. Roberto Masiero – dell’unità di ricerca “Arte del costruire” presso lo IUAV di Venezia e titolare di una ricerca PRIn sull’architettura italiana degli anni ‘50. Ha pubblicato saggi sui maggiori protagonisti tra diciottesimo e ventesimo secolo dell’architettura europea: Ledoux, Gilly, Schinkel, Semper, Sitte, Loos, Mies, Le Corbusier, Scarpa e Libera.

 

 

Fabrizio Bartaletti "Le città alpine come città di montagna e come nodi della rete urbana nazionale ed europea"


Dopo alcune precisazioni sul concetto di città alpina e città di montagna, si passa in rassegna la situazione topografica di un ampio campionario di città alpine e prealpine, sottolineando il diverso grado di chiusura o apertura rispetto al rilievo che le circonda e il rapporto tra queste città e le loro montagne. ciò offre lo spunto per considerazioni di ordine estetico del quadro geografico, sui mutamenti del turismo alpino (anche di fine settimana), sull’ inquinamento favorito dall’inversione termica e dall’angustia del sito, in presenza di intenso traffico ed emissioni industriali, e sul fatto che le città alpine non sono più, da tempo, solo il naturale riferimento per servizi, cultura e svago per un retroterra alpino più o meno vasto, ma sono anche inserite in una più ampia rete urbana nazionale e centro-europea, con tutti i vantaggi e i disagi che questa comporta.

Fabrizio Bartaletti (Livorno, 1951) ha iniziato la propria carriera universitaria a Pisa, nella seconda metà degli anni ’70, con ricerche innovative sulle piccole città italiane, e da allora ha continuato a occuparsi di città, reti urbane, aree metropolitane, consumo di spazio ad opera dell’ urbanizzazione. Professore associato di Geografia urbana dal 1984 all’ Università di Genova, ordinario di Geografia generale dal 2005, dalla metà degli anni ’80 si occupa delle Alpi, con ricerche focalizzate sul turismo invernale ed estivo, sulle città alpine e sulla geografia generale delle Alpi. È autore di 6 volumi su città e aree metropolitane (il più recente, Le aree metropolitane in Italia e nel mondo, è stato pubblicato nel 2009 a torino dalla Bollati-Boringhieri), del primo Rapporto sul turismo montano in Italia (2006, col touring Club Italiano) e di numerose ricerche sulle stazioni invernali delle Alpi, tra le quali tre volumi: Le grandi stazioni turistiche delle Alpi italiane (Bologna, Pàtron, 1994); Geografia e cultura delle Alpi (Milano, FrancoAngeli, 2004), del quale sta per uscire una nuova edizione completamente rinnovata e integrata, e l’edizione italiana del volume di Werner Baetzing Die Alpen (Le Alpi, torino, Bollati-Boringhieri, 2005).

 

 

Andrea Zanotti - Coro Trentino Sosat "La montagna condivisa"


La dimensione della montagna è stata per lungo tempo una dimensione di solitudine inaccessibile, ieratica: il luogo dove si è creduto abitassero gli dei. La secolarizzazione della montagna ha inizio con le prime esplorazioni e scalate compiute da una élite aristocratica che custodisce il privilegio del primo disvelamento di un mondo incantato e mitico, compiuto secondo una concezione di gelosa esclusività. È solo, di fatto, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali che si sviluppa un movimento popolare in grado di togliere la montagna dal suo isolamento e renderla, di prospettiva, un grande patrimonio condiviso. ciò accade attraverso l’iniziativa associazionistica, che vede nella nascita della SOSaT (Sezione Operaia Società alpinisti Tridentini) un punto centrale di questa parabola. come si può evincere dalla stessa sigla, quell’” operaia” riferita alla sezione dichiara in modo inequivocabile la vocazione ad aprire la montagna ad un orizzonte dichiaratamente popolare, facilitandone l’ accesso. La SOSaT nasce nel 1921, e non è certo un caso che il suo coro (coro della SOSaT) veda la luce nel 1926, come espressione culturale matura di un modo di vivere la montagna e di cantarla. anche il canto è un veicolo di condivisione, che ci parla, nel suo repertorio, di una montagna rifondata e vista, nella prospettiva “da sotto”, con gli occhi di una civiltà urbana e non più rurale. cantare la montagna significa riconoscerla come patria spirituale e come patrimonio da vivere con gli altri. Per questo motivo il filo conduttore dell’intervento sarà condotto e fittamente intrecciato tra parola detta e parola cantata dal coro della SOSaT.

Andrea Zanotti è professore ordinario di Diritto canonico alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. nella stessa città ricopre anche la carica di Rettore del Collegio dei Fiamminghi. Fra il 1982 e il 1984 ha esercitato l’attività forense. Dal 1983, data di inizio della sua carriera accademica, ha collaborato fattivamente alle politiche dell’Ateneo felsineo, nonché alla realizzazione delle celebrazioni per i nove secoli di fondazione e della Magna Charta Universitatum, sottoscritta da più di 600 rettori europei, nel settembre del 1988. A trento ha promosso il Concilio delle città, in occasione del 450 anniversario del Concilio di trento, ed è stato chiamato a far parte del Consiglio di Amministrazione e della Giunta esecutiva dell’ Istituto trentino di Cultura nel 1995 e nel 2002, anno in cui ha anche coordinato le manifestazioni per il quarantennale dell’Istituto. Ha prestato la sua consulenza a diversi gruppi di lavoro: nel 1982 al gruppo di ricerca del CnR per lo studio del pregiudizio antisemitico in Italia, nel 2003 è stato valutatore del VI programma quadro dell’Unione europea e nel biennio 2003-2004 ha coordinato il gruppo di lavoro nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri presso il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, sul censimento genetico delle popolazioni. È membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Marino Golinelli. Ha pubblicato numerosi articoli e monografie sia afferenti al diritto positivo che al diritto canonico. Dal 1986 collabora alla rivista “Quaderni di diritto e politica ecclesiastica”. È iscritto all’Albo dei giornalisti, elenco dei pubblicisti. Dal 2004 a febbraio 2007 ha rivestito la carica di Presidente dell’Istituto trentino di Cultura. Dal 1 marzo 2007 Presidente della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca interdisciplinare che ha raccolto l’eredità dell’ Istituto trentino di Cultura.

Coro Trentino SOSAT Il 7 gennaio 1921 venne istituita a trento nell’ambito della SAt - Società Alpinisti tridentini - la sezione operaia denominata “SoSAt” con lo scopo di diffondere tra il popolo l’amore per l’alpinismo in tutte le sue forme. tra le file della “SoSAt” il 24 maggio 1926, nasce il primo coro di montagna che venne denominato “Coro della SoSAt”. Ebbe così origine una nuova forma di espressione musicale che riscosse un immediato successo e che conta solo in Italia numerose imitazioni. L’attività del Coro è principalmente rivolta a conservare, valorizzare e divulgare il canto popolare alpino. Il Coro ha svolto e svolge una intensa attività concertistica (oltre 1500 concerti in tutto il mondo), ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni musicali e discografiche. Fu il Coro della SoSAt nel 1927 a lanciare la famosa “Montanara” e nel 1935 ad editare la prima raccolta di canti popolari alpini che hanno tracciato la storia della coralità alpina. Fra i vari riconoscimenti merita menzione la “Stella al merito dell’ordine del Cardo”, attribuita per la sua attività a favore della gente di montagna, "l’Aquila d’oro di San Venceslao", massima onorificenza della città di trento e il Premio Speciale SAt (Soc. Alpinisti tridentini) per meriti culturali.

 

 

Annibale Salsa "Il rapporto città-montagna. Trasformazioni e riposizionamenti fra prossimità domestica e prossimità esotica"


Occorre porsi una domanda fondamentale: vi è continuità o discontinuità percettiva fra città e montagna, oggi? Nel corso dei secoli i rapporti si sono modificati, sia in relazione agli eventi storico-politici che ai modelli socio- culturali. Le città delle alpi sono più numerose sui versanti trans-alpini, fatta eccezione per alcune appendici cis-alpine fra cui il Trentino. Ma anche qui, i segnali non sono sempre confortanti per effetto di processi di omologazione culturale che appaiono inarrestabili nell’imporre stili di vita fortemente de-localizzati. Quali allora le prospettive? Si è generato, negli ultimi tempi, un fenomeno che mi piace definire di “esotismo di prossimità”. Una sorta di estraniazione allontanante che richiede misure adeguate di riappropriazione, da parte delle città alpine, delle proprie appendici territoriali montane in chiave di identificazione e di riconoscibilità.

Annibale Salsa ha insegnato Antropologia filosofica e Antropologia culturale presso l’Università di Genova fino all’anno accademico 2007. Ha condotto studi e ricerche su tematiche relative alla genesi ed alla trasformazione delle identità delle popolazioni delle Alpi, soprattutto in rapporto alle problematiche dello spaesamento e dei rispettivi risvolti psico-antropologici ed etno-psichiatrici. Si occupa di temi e problemi attinenti l’antropologia del turismo montano, con particolare riguardo alle Alpi in generale. È autore di articoli e di saggi su riviste scientifiche specialistiche e di divulgazione, anche in contesti internazionali. Ha ricoperto, dal maggio 2004 al maggio 2010, la carica di Presidente Generale del Club Alpino Italiano. Ha presieduto il Gruppo di Lavoro “Popolazione & Cultura” della Convenzione alpina - trattato internazionale fra gli otto Stati delle Alpi - fino all’anno 2006 e collabora a diverse iniziative della Convenzione stessa. È relatore e moderatore in Convegni e Congressi nazionali ed europei. È Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione dell’Accademia della Montagna del trentino. Collabora con il Bureau Régional d’Ethnologie et Linguistique (BREL) della Regione Autonoma Valle d’Aosta, relativamente alle problematiche socio- antropologiche di quel territorio e delle contigue aree francofone. Collabora con Associazioni/Enti di area occitana per la promozione e la difesa della lingua e della cultura. Coordina – nell’ambito del Progetto Integrato transfrontaliero (PIt) Italia-Francia – il Comitato Scientifico dell’ osservatorio per lo studio del Patrimonio culturale delle Alpi Marittime, sul tema: “Le identità sociali e linguistiche nello spazio culturale delle Alpi Marittime” [Parco Regionale delle Alpi Marittime (I) - Parco nazionale del Mercantour (F)]. È membro accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM). Ha vinto il “Cardo d’oro” Premio ItAS 2008 (trento) con il saggio: Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi, edito da Priuli&Verlucca. È membro del Comitato scientifico della rivista di psichiatria e scienze umane: “Il Vaso di Pandora”. Si occupa delle minoranze linguistiche dell’arco alpino occidentale di area occitana (o provenzale- alpina), franco-provenzale e walser, attraverso la partecipazione alle rispettive iniziative scientifiche e culturali. È membro dell’Associazione culturale “Dislivelli”, formata da Docenti e Ricercatori dell’Università di torino, per la rinascita socio-economico-culturale della montagna alpina occidentale.

 

 

Jürg Conzett "Paesaggio e manufatti"


Come contributo della Svizzera alla 12 Biennale di architettura di venezia ho presentato, insieme al fotografo Martin Linsi, una mostra di immagini che abbiamo realizzato girando per più di 40 giorni attraverso il territorio svizzero, documentando le opere (ponti, gallerie d’accesso ai tunnel, muri etc.) che si distinguono per una particolare relazione con il paesaggio. Nel suo intervento spiegherà le ragioni di fondo che hanno guidato le nostre scelte.

Jürg Conzett è nato nel 1956 ed ha studiato ingegneria civile presso i politecnici federali di Losanna e Zurigo, dove si laurea nel 1980. negli anni seguenti collabora con Peter Zumthor, finché nel 1988 non fonda il proprio studio. Con Gianfranco Bronzini e Patrick Gartmann, nello studio di Coira, progetta la costruzione di ponti e strutture portanti per edifici. Alcuni dei principali progetti realizzati sono: Passerella pedonale sul Mur, Murau, Austria (architetti Meili e Peter, Zurigo)
Ampliamento dell’Istituto di formazione professionale per il legno, Biel, Svizzera (architetti Meili e Peter, Zurigo)
Passerella pedonale e ponte di Suransun, Viamala, Svizzera
Edificio per abitazioni e negozi in ottoplatz, Coira, Svizzera (architetti Jüngling e Hagmann, Coira)
Scuola elementare Volta, Basilea (architetti Miller e Maranta, Basilea)
Ponte in legno e calcestruzzo sul Glenner a Peiden Bad, Svizzera
Ponte di pietra a Vals, Svizzera
Passerella sull’Aar a Rupperswill-Auenstein, Svizzera

 

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