Club Fotoamatori Mattarello

Sulla riva del fiume: Forum | Stampa |

Forum

"Sulla riva del fiume: dialoghi tra la città e l'acqua"

 

sabato 28 novembre 2009

 

Inizio ore 10.30 - chiusura ore 18.00 Mattarello, sala policalente Centro S.Vigilio

 

 

 

ore:

10.30 Saluti delle autorità

 

10.45 Presentazione del forum a cura del moderatore Giovanni Marzari

 

11.00 Renato Bocchi: "Fiume e città: così lontani, così vicini"

 

11.30 Davide Papotti: "Per una lettura geografica del fiume in città: il waterfront urbano del torrente Parma"

 

12.00 Andrea Mubi Brighenti e Cristina Mattiucci: "Verdesalvia, grigiocenere, sabbia. Una deriva fluviale" Con annotazioni paesaggistiche

 

12.30 Gianluigi Bozza: "Lungo il fiume"

 

13.00 Pausa

 

15.00 Enrico Merlin: "Storie di Fiume e di Blues " I got a woman in Vicksburg, clean on into Tennessee..." ("Traveling Riverside Blues" Robert Johnson)"

 

15.30 Diana Balmori: "Fiume e città" (Against the Edge)

 

16.00 Loriano Macchiavelli: "La memoria dell'acqua"

 

16.30 Interventi del pubblico - dibattito

 

18.00 Chiusura forum

 

 

 

 

Giovanni Marzari

 

Architetto, si è formato allo IUAV di Venezia (1982). Nato nel 1957, vive e lavora a Rovereto (Tn). L’attività professionale, dal 1984, con lo “Studio G. Marzari”, si è sviluppata nel settore del restauro architettonico di edifici antichi e di edifici moderni, nel settore delle nuove costruzioni, negli studi paesaggistici, nelle ambientazioni e allestimenti di musei e di mostre. Accanto all’attività professionale ha dedicato studi, con pubblicazioni, all’opera di Luigi Figini e Gino Pollini, di Adalberto Libera, di Fausto Melotti, di Giancarlo Maroni, di Mario Sandonà e di Massimo Scolari. Ha pubblicato ricerche sul tema del paesaggio.

 

 

 

 

Renato Bocchi

 

Nato a trento nel 1949 è professore ordinario di Composizione architettonica e urbana e direttore del Dipartimento di progettazione architettonica all' Università Iuav di Venezia. Insegna anche dal 2003 per supplenza alla Facoltà di Ingegneria, corso di laurea in ingegneria edile-architettura, dell´Università di Trento. Ha tenuto seminari, workshop e conferenze in molte università europee ed è stato visiting professor presso l´Universidad Nacional de La Plata, Argentina, nel 2005. Il campo principale della sua ricerca è il rapporto fra architettura, città e paesaggio.
Su questi temi ha coordinato (con M.Cunico e E.Fontanari) la serie di cinque Convegni internazionali "Dessiner sur l´herbe", fra il 2004 e il 2008 (atti pubblicati nella collana Iuav de Il Poligrafo, Padova). Ha organizzato workshop progettuali a carattere internazionale in collaborazione con il Comune di Arco (2004), con la Provincia di Reggio Emilia, nell´ambito della Biennale del Paesaggio (2008), con il Museo Tridentino di Scienze Naturali (2009). E´ stato redattore della rivista "Restauro & Città" (1990-95) e direttore della rivista d´architettura "Archint", 1998-2000. Attualmente dirige per l´editore Gangemi, Roma, la collana "Spazio Paesaggio Architettura". Per la 2°Bienal de Canarias è stato curatore del seminario internazionale "The Belly of Architecture (Space and Landscape)", marzo 2009. In campo professionale, è stato consulente urbanistico del Comune di Trento per il Piano del Centro Storico (1980-84) e per il nuovo Piano Regolatore Generale , con particolare riferimento all'area fluviale (2000-2001).

 

"Fiume e città: così lontani così vicini"
Il rapporto della città e dei cittadini col fiume è un rapporto di altalenante vicinanza-lontananza. Di solito la città nasce in simbiosi col fiume. Anzi la vicinanza del fiume è causa prima del nascere della città. Ma il fiume spesso minaccia, inonda, la città - in un abbraccio pericoloso, perfino mortale. O il fiume ne rende malsane le sponde. E dunque la città lo allontana, lo respinge o lo recinge. Il fiume allora attira una città altra, quella più reietta: la città degli opifici, delle fabbriche, delle installazioni indesiderate. E la città lo scansa ancor di più. Finché - come in un empito di nostalgia - la città vuol tornare al fiume, vuol riappropriarsene. E lo ritrova un altro, cambiato, incattivito, spesso inquinato. Eppure lo vuol riadottare, ammansire, fino a riconciliarvisi - sicché tende a riprogettarne le rive. E' una storia ciclica questa fra la città e il fiume - non sempre a lieto fine, ma di grande momento progettuale. In ogni città è un po' diversa. Prenderò un fiume a testimone privilegiato, l'Adige, e vi parlerò brevemente di Trento e di alcune altre sue città.

 

 

 

 

Davide Papotti

 

Attualmente è ricercatore di geografia dal gennaio 2005 presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e del Territorio dell’Università di Parma. Insegna i corsi di “Geografia” e di “Geografia dell’Emilia-Romagna” per il corso di laurea in “Scienze dell’Educazione e dei Processi Formativi”. Ha conseguito una laurea in Materie Letterarie presso l’Università di Parma (1993), un Master of Arts in Italian Literature presso la University of Virginia (USA) (1996), un dottorato di ricerca in “Uomo e ambiente” presso l’Università di Padova (2002). Ha svolto inoltre il ruolo di Lector e di Lecturer di italiano presso il programma di Ph.D. in Italian literature della University of Chicago (1996-2003) e di professore a contratto di “Geografia umana” presso l’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (2002-2003). Si occupa principalmente di rapporti fra geografia e le arti (soprattutto letteratura), di marketing territoriale e turistico, di immigrazione e multicultura in Italia, di geografia dell’alimentazione e dello sviluppo territoriale nell’area rivierasca del medio Po. Ha al suo attivo la curatela di cinque libri e di un numero speciale di una rivista, oltre alla pubblicazione di un volume e di circa settanta articoli.

 

"Per una lettura geografica del fiume in città: il waterfront urbano del torrente Parma"
Il torrente Parma taglia in due il centro storico della città di Parma, un capoluogo di provincia di dimensioni medio-piccole (ca. 180.000 abitanti) situato al centro della pianura padana. La presenza del corso d’acqua e del suo affluente Baganza, che unisce le proprie acqua a quelle del Parma proprio all’interno dell’area urbana, è alla base delle ragioni storico-morfologiche che hanno portato alla fondazione della città. Con il passare dei secoli la funzione divisoria del fiume ha accentuato le differenze insediative, sociali, economiche fra le due parti della città. I progetti attuali di riqualificazione e valorizzazione del tratto urbano del corso del fiume rappresentano un interessante laboratorio per una riflessione di natura propriamente geografica orientata sui diversi ruoli che il fiume assume all’interno dell’identità territoriale cittadina: “striscia verde” o “parco urbano”, asse di scorrimento, elemento di valorizzazione della prospettiva architettonica, immagine identitaria per il marketing turistico-territoriale, luogo di ricreazione, problema idraulico ecc. Nell’intervento si cercherà di leggere il caso della città di Parma e del suo omonimo torrente in chiave di identificazione tipologica delle categorie che declinano il rapporto fiume-città, rendendo dunque il caso di studio utile per una riflessione più allargata su queste complesse tematiche.

 

 

 

 

Andrea Mubi Brighenti e Cristina Mattiucci

 

Andrea Mubi Brighenti è ricercatore post-doc presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale, Università di Trento. Si occupa principalmente del rapporto tra spazio, mobilità e dominio pubblico. Recentemente ha pubblicato Territori migranti. Spazio e controllo della mobilità globale (ombre corte, 2009) e curato Il muro e la città (professionaldreamers, 2009).

Cristina Mattiucci, architetto, si laurea a Napoli dove è nata e vissuta. Arriva a Trento nel 2006, e qui sta terminando la sua ricerca di Dottorato in Ingegneria Ambientale, con una tesi sulla percezione del paeseggio. Coinvolta in diversi gruppi di ricerca, sia indipendenti che accademici, si occupa di paesaggio e pianificazione urbana e territoriale. Le sue principali riflessioni riguardano attualmente la relazione tra la trasformazione dei luoghi e le pratiche di viverli.Con Andrea Mubi Brighenti condivide, tra gli altri, la cura del progetto della webzine "lo Squaderno".

 

"Verdesalvia, grigiocenere, sabbia. Una deriva fluviale" Con annotazioni paesaggistiche

Le avventure fluviali del signor Talpa e del signor Topo d'Acqua narrate agli inizi del secolo scorso da Kenneth Grahame innalzano, nei nostri ricordi d'infanzia, il fiume a luogo straordinario di possibilità entusiasmanti. Percorrendo oggi alcuni argini fluviali, con un taccuino di appunti e una macchina fotografica alla mano, ci interroghiamo su quale tipo di socialità caratterizzi questi territori. Dove il fiume e la città si congiungono e si respingono, in quei precari spazi eminentemente esondabili, per lo più residuali e in gran parte derelitti, ma verso cui inspiegabilmente tornano di volta in volta, riattratti, degli esseri umani (per immaginarsi un ponte, osservò Georg Simmel, occorre prima immaginarsi che le due rive siano separate), là installiamo la nostra ricerca. Annotiamo fatti, incontri, raccogliamo piccoli reperti di storia naturale (che ovviamente include la storia umana) e ci lasciamo andare a qualche malinconica divagazione poetica, attenendoci purtuttavia a una chiara indicazione di metodo: lasciarsi guidare unicamente dalle sollecitazioni e dalle forze presenti sul territorio.

 

 

 

 

Gianluigi Bozza

 

Gianluigi Bozza è giornalista, saggista, programmatore e organizzatore  di iniziative culturali. Critico cinematografico per il quotidiano “L’Adige”, direttore editoriale della rivista mensile di cultura cinematografica “Cineforum” ha pubblicato numerosi saggi riguardanti il cinema, la fotografia e la pubblicità e ha curato rassegne cinematografiche, seminari e convegni. Ha diretto il Filmfestival della Montagna di Trento di cui è componente del Consiglio direttivo e attualmente è presidente della Federazione Italiana Cineforum.

 

Lungo il fiume
Il fiume è stato coinvolto dal e nel cinema fin dalle sue origini. Simbolo di movimento (aspirazione genetica della nuova tecnologia) che può condurre verso sogni antichi e aspirazioni di futuro e di cambiamento, ma anche di un confine che protegge dai nemici che stanno sull’altra sponda o che è opportuno attraversare per sfuggire alla persecuzione e per cercare la libertà. Il fiume come metafora di civiltà che sorge e si consolida, strumento di Dio per salvare Mosè e di rivelazione pubblica di Cristo, luogo cruciale di scontri che sconvolgono le esistenze, ma anche del rapporto conflittuale fra l’uomo e la natura, riflesso dell’inquietudine della condizione umana e della seduzione della morte nei momenti che paiono senza speranza. Il fiume come paesaggio e come produttore di culture, che sconvolge le città, ma può riconciliare gli uomini con le proprie paure e con la consapevolezza delle proprie fragilità.

 

 

 

 

Enrico Merlin

 

Enrico Merlin è musicista e storico della musica del '900. Le sue ricerche su Miles Davis sono state presentate in diversi convegni  internazionali e uno dei suoi studi è divenuto testo di riferimento per un corso della Harvard University. Ha collaborato con gli eredi di Miles Davis (prima discografia ufficiale), con il documentarista premio Oscar Murray Lerner (per il DVD "Miles at Isle of Wight)" e diverse case editrici. E' stato curatore di due mostre multimediali su Davis.
Come chitarrista e compositore lavora a diversi progetti in ensemble e in solo dal jazz tradizionale (Tiger Dixie Band) alla contemporaneità. Ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Maria Schneider, Carla Bley, Steve Swallow, Markus Stockhausen, Paolo Fresu, Claudio Fasoli. E' autore di colonne sonore per documentari, film e opere teatrali. E' direttore artistico del Centro Didattico MusicaTeatroDanza di Rovereto (TN) e del NonSoleJazz Festival (TN).

 

Storie di Fiume e di Blues " I got a woman in Vicksburg, clean on into Tennessee..." ("Traveling Riverside Blues", Robert Johnson)
Il Blues scorre come un fiume attraverso la storia della musica del '900, ma il fiume Mississippi è all'origine di tante delle storie  cantate nei Blues. Lungo le sponde della grande via fluviale si è sviluppata la musica che ha dato i natali al Jazz e al Rock e che sin dai suoi primi passi ha influenzato il mondo accademico europeo. Una musica che ha viaggiato nello spazio e nel tempo e che paga costantemente il suo prezzo al fiume, protagonista di mille avventure e disavventure ad esso legate, raccontate con quello sguardo appassionato e viscerale che solo la musica popolare può avere... Fiumi e treni sono i simboli del viaggio, ma il "Bluesman" vede nel fiume e nella sua corrente anche la metafora della vita, raccontata, cantata e suonata per oltre un secolo e conservata nella memoria, nei solchi, nelle registrazioni.

 

 

 

 

Diana Balmori

 

Diana Balmori, fondando la Balmori Associates, arricchisce il proprio studio di design urbano a New York con esperienze nel campo dell'architettura, del design urbano, dell'architettura di paesaggio, ecologia, storia dell'architettura e sostenibilità. Riconosciuta in tutto il mondo, Diana Balmori è stata premiata da numerose istituzioni quali la National Endowment for the Arts, la
National Endowment for the Humanities e l' American Institute of Architects. Nel 2006 è stata nominata Senior Fellow in Garden and Landscape Studies al Dumbarton Oaks, a Washinton D.C.; inoltre Diana Balmori è al suo secondo mandato nella U.S. Commission of Fine Arts. Essendo molto attiva sia nell'educazione al design di paesaggio che nella sua realizzazione, Diana Balmori tiene corsi sia alla Yale School of Architecture che alla Yale School of Forestry and Enviromental Studies.

 

Fiume e Città (Against the Edge)
Lavorare sulle zone portuali abbandonate mi ha fatto capire quanto abbiamo bistrattato i fiumi negli ultimi due secoli. Allo stesso tempo mi ha rivelato alcuni principi – al di là dello scopo di un particolare progetto – che possono servire a riflettere su come adesso trattiamo i fiumi nelle città. Principi che emergono da una comprensione contemporanea dell'ecologia, intesa come momento di evoluzione del nostro concetto di natura e non come descrizione di un paradiso perduto.

 

 

 

 

Loriano Macchiavelli

 

Nato a Vergato (Bologna) nel 1934. Ha frequentato l'ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti. Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, oltre che in tv, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. I disegni sono di Gianni Materazzo. Numerosi romanzi sono tradotti all'estero: Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania... Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani e collabora con quotidiani e periodici. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il "Gruppo 13" e con Renzo Cremante ha fondato e dirige Delitti di Carta, unica rivista che si occupi esclusivamente di poliziesco italiano. Ha contribuito alla divulgazione del romanzo poliziesco italiano ed è stato protagonista di battaglie, a volte dure, con editori, critici e anche lettori che non credevano alla possibilità di un romanzo giallo italiano. Ha intenzione di continuare a scrivere.

 

"La memoria dell'acqua"
Nascosti sotto l'asfalto di Bologna ci sono ancora fiumi e canali, che un tempo erano la vita di Bologna per le lavandaie, i mulini, le tintorie, le concerie... e che oggi sono dimenticati dalla gente, che non sa neppure di camminarci sopra, e che dimentica così la sua storia, anche recente. Bologna, città senza mare, nel 1271 aveva attrezzato una flotta navale che sconfisse addirittura, nell'unico scontro sostenuto nella sua breve storia marinara, la grande flotta veneziana. Marinai improvvisati che di mestiere facevano i fornai, i muratori, i conciatori ecc... si imbarcarono per un'impresa disperata: difendere l'economia della città dallo strapotere veneziano...

 

 

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