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La montagna da sotto: dialoghi tra città e montagna
12 novembre 2010 – 14 dicembre 2010

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1. Introduzione
Il Club Fotoamatori Mattarello, ponendosi l'obiettivo di un'attività di ricognizione ed analisi delle problematiche della città contemporanea, negli ultimi quattro anni di attività ha organizzato e proposto manifestazioni che hanno arricchito per qualità l'offerta culturale della città di Trento. Dal 2006 col progetto «La memoria dismessa. Le fabbriche di Trento da luoghi di lavoro a spazi della città» fino all'anno 2008 col progetto «Storie di periferie. La città contemporanea tra utopia e memoria», passando per «Piazze, belle piazze» del 2007, il Club Fotoamatori Mattarello nell'analisi si è concentrato su elementi urbanistici della città, luoghi edificati dall'uomo all'interno di un tessuto urbano preesistente (le fabbriche, le piazze, le periferie). È possibile ravvisare uno scarto nella scelta dell'oggetto di studio e conseguentemente nell'impostazione dell'analisi a partire dall'attività svolta nello scorso anno: il punto di partenza dell'indagine sulla città non è stato più un elemento urbanistico progettato e costruito dall'uomo ma un elemento naturale preesistente alla città, ovvero il fiume Adige. È stato infatti il corso del fiume all'interno del comune della città di Trento il perno dell'attività il cui esito è stata la manifestazione «Sulla riva del fiume. Dialoghi tra la città e l'acqua». Certo non è da sopravvalutarsi lo scarto di cui s'è detto: seppur il punto di partenza sia stato un elemento naturale e non artificiale come una piazza od una periferia urbana, di questo elemento naturale è parso interessante indagare la sua valenza all'interno del contesto urbano, la sua qualità di luogo naturale capace non solo di dare forma a tessuti urbani particolari che con esso si relazionano, ma anche di generare sia una gamma di interazioni tra esso e gli abitanti della città sia, e non si esagera, pure un'identità attraverso quelle stesse interazioni. Tale interesse investe pure l'oggetto di indagine che si è scelto per l'anno presente, ovvero la montagna o, meglio, la relazione tra la città e la montagna. Quindi ancora una volta un elemento naturale che preesiste alla città ma che con essa intesse relazioni. Dato il successo dei momenti di divulgazione e restituzione dei risultati dell'indagine sul rapporto tra elemento naturale e elemento umano, quale è stata per l'appunto «Sulla riva del fiume. Dialoghi tra la città e l'acqua», sia in termini di pubblico sia di interesse suscitato nei mezzi di informazione, si è deciso di non abbandonare la linea di indagine inaugurata lo scorso anno.
Lo scarto nell'individuazione del tema non c'è stato invece in alcun modo circa le modalità attraverso le quali l'attività è stata condotta. Così sarà per l'anno presente, a cominciare dai mezzi di analisi: non solo fotografici, seppur sia l'immagine fotografica il cardine della ricerca. Il coinvolgimento sia di professionisti dell'analisi del territorio afferenti alle più varie discipline (sociologia, architettura, urbanistica, antropologia, geografia, ecc.), sia di figure capaci di leggere il fenomeno attraverso l'arte e la letteratura, consente di caratterizzare l'approccio al tema individuato con la complessità e la poliedricità che sono sempre state proprie delle attività del Club Fotoamatori Mattarello negli ultimi quattro anni. Continuità la si individua pure nella ricerca di quelle sinergie fra più attori del territorio che si attiveranno per la realizzazione del progetto. E ancora, alcuna soluzione di tale continuità è da ravvisarsi nella costruzione dei momenti nei quali i risultati dell'analisi saranno condivisi con il pubblico cittadino: mostre fotografiche, forum pubblico, eventi vari proposti nell'arco della durata della manifestazione.
2. Passato e presente
Trento è da sempre, nell'immaginario collettivo, una città di montagna pur non essendo circondata da picchi altissimi. Vigolana, Marzola, Calisio ad est e ad ovest il massiccio del Bondone e, in maniera minore, la Paganella, sono le montagne dei trentini, quelle che segnano da sempre il loro orizzonte, che accolgono in ogni stagione gli abitanti del fondovalle, e che, pur con talune diversità campanilistiche, hanno segnato profondamente la cultura ed in parte il carattere degli abitanti. Secondo alcuni studi, è solamente nel XIX Secolo che si modifica la percezione del “carattere alpino” di una città che diventa così città di montagna a pieno titolo. Trento non fa eccezione: abbracciata dalle sue montagne, riesce a tessere con loro un rapporto che oltrepassa l'utilizzo puro e semplice ed è proprio il recupero di questo rapporto che, all'interno del progetto proposto, sembra essere particolarmente importante. Ancora una volta, nel prendere in esame Trento ed il suo ambiente, ci siamo resi conto di quanto il passato sia fondamentale come ponte tra le varie generazioni. La memoria recuperata deve essere il filo in grado di collegare visioni del mondo contrastanti, creando le basi per un'identità condivisa, che sia sintesi di valori antichi e nuovi approcci al mondo globale. La valorizzazione del patrimonio di immagini e conoscenze presente nella società trentina e la capacità renderlo fruibile anche da chi per disattenzione o per ragioni strettamente anagrafiche non lo ha finora mai preso in considerazione sono una delle mete che ci proponiamo di raggiungere, perché siamo convinti che solo testimoniando il legame simbolico che unisce la popolazione al territorio naturale possiamo ristabilire un contatto tra il passato ed il nostro presente. Negli anni passati le montagne offrivano lavoro: pastorizia, fienagione, miniere d'argento; poi, con l'avvento degli sport invernali e soprattutto con le migliorate condizioni economiche delle famiglie nel dopoguerra, il rapporto con la montagna evolve e le montagne di Trento diventano meta delle gite domenicali. Nei cittadini crescono la voglia di riappropriarsi della natura circostante e l'intenzione di riconciliarsi con un paesaggio naturale che dalla città può essere visto solo come sfondo. Il fenomeno caratterizzante gli anni del dopoguerra e quelli del boom economico era il turismo familiare che influiva sulla mobilità tra Trento e le montagne circostanti. La piccola borghesia trentina costruisce la casa per la villeggiatura soprattutto sul monte Bondone, quasi a marcare una condizione di appartenenza alla trentinità. È l'epoca d'oro del turismo locale, un'epoca che, nonostante ripetuti proclami e continui tentativi di rivitalizzare il Bondone, non è più tornata. A questo proposito ci sembra particolarmente importante recuperare materiali documentanti i diversi momenti di evoluzione della società e dell'ambiente trentino, che possano essere analizzati, come siamo soliti proporre, con l'aiuto di discipline teoriche molto distanti tra loro, creando collegamenti e cortocircuiti anomali che, proprio perché non scontati, siano forieri di nuovi approcci e nuove soluzioni. L'analisi del passato attraverso vari punti di vista permette di costruire il futuro attraverso la consapevolezza delle proprie radici, affinché nella riflessione critica sul passato si possano trovare stimoli ed impulsi per una società partecipe e solidale, perché si riscopra il valore di un'appartenenza che, anziché chiudersi in se stessa o azzerarsi nell'impatto con il mondo globalizzato, dia una marcia in più per affrontare le sfide della contemporaneità. Non si tratta di magnificare alle nuove generazioni le virtù arcadiche di boschi, campi e malghe, ma di creare i presupposti per una conoscenza della storia e dell'ambiente circostante, che coniughi tradizioni secolari e contemporaneità. Ci sembra necessario indagare anche un'altra grande differenza tra le generazioni passate e quelle contemporanee: i residenti di oggi considerano la montagna circostante un ripiego e la sfruttano come palestra o terreno di allenamento in previsione di un altro turismo montano, più lontano e più “alto” non solo in termini di quota. Probabilmente l'abitudine conduce ad assuefazione ed a disinteresse ed ormai solo chi appartiene ad un'altra epoca prova piacere nel frequentare luoghi vicini e familiari anche alla vista; la gita in montagna deve oggi essere funzionale ad altri scopi e la lunghezza del viaggio è direttamente proporzionale al piacere che ne deriverà. . Sarà interessante prendere in esame il rapporto che i cittadini non alpinisti della Trento contemporanea intrattengono oggi con le montagne attorno, posto che un rapporto ancora esista. Le montagne attorno a Trento offrono pure molteplici possibilità per un proficuo raffronto con momenti topici della storia della nostra regione e del mondo. Trento, situata in posizione strategica per i contatti tra l'Impero austroungarico ed il Sud, era, grazie alle montagne che la circondano, una fortezza. Numerose sono le testimonianze di questo recente passato ancora facilmente raggiungibili, alcune decisamente ben conservate, dal fronte est con il monte Celva, alla linea Chegul, Marzola, Maranza arrivando al Calisio. Sul fronte opposto, ad ovest, si passava dal Soprasasso con lo sbarramento del forte del Bus de Vela, fino ai grandi complessi militari del Bondone: uno spiegamenti di armi e uomini a difesa della roccaforte dell'Impero. Ancora una volta il recupero della memoria, ben lontano da compiacimenti archeologici, si rivela essenziale per dare solidità alle radici di una popolazione che vive nel presente ed sorprende quanto i rilievi intorno a Trento, pur così modesti se raffrontati ai picchi dolomitici o alle Alpi, ci possano raccontare del passato e della vita di tutte le genti che, in tempo di pace o nei tumulti di violente battaglie, si sono avvicendate sulle pendici e ai piedi dei monti. Un altro ricordo indissolubilmente legato alla montagna, per chi ha potuto frequentarla senza la frenesia che oggi contraddistingue gli sport invernali, sono i cori e le canzoni che ciascuno imparava fin da piccolo e che erano la colonna sonora imperdibile di tutte le gite in montagna. Non è un caso che il Trentino vanti un così grande numero di sodalizi canori, ognuno dei quali ha un repertorio consolidato ed una vasta ed entusiastica platea. Anche qui sarà interessante analizzare quanto le nuove generazioni siano interessate a questo genere di ritualità comunitaria e come si possano creare tutte le condizioni affinché si ristabilisca il giusto equilibrio tra il patrimonio di un sapere comune legato alla memoria ed una cultura più vasta ed eterogenea che tenga conto delle possibilità connesse al cosiddetto mondo globale.
3. La montagna da sotto. Il caso Trento
Ci è sembrato doveroso quest'anno, sulla scia del precedente, proseguire un'analisi del rapporto tra la città contemporanea e l'ambiente in cui si trova, fatto di corsi d'acqua ma in particolare, per quel che riguarda Trento, dei monti che la circondano. Come fatto nei precedenti progetti la nostra attenzione sarà per i rapporti fra la città, i suoi abitanti e l'elemento naturale, in questo caso la montagna. Ciò che ci interessa e che vogliamo portare nella riflessione è lo scambio tra uomo che vive in un determinato contesto sociale, cioè quello cittadino, e montagna e cercare di capire cosa si costruisce, socialmente, visivamente e culturalmente proprio in base a tale scambio. Il tema può apparire a prima vista già molto trattato in riferimento ad una città come Trento, eppure crediamo che forse uno sguardo più attento a questa realtà, così vicina ed evidente tanto da apparire a volte scontata, possa essere molto utile e ricca di spunti da diversi punti di vista. Si parte da un quesito, non da una certezza, vale a dire ci si chiede quanto alla familiarità fisica e visiva con la montagna, che è propria di coloro vivono la città di Trento, corrisponda un'identità basata, almeno in parte, su questo elemento naturale e come la vita e l'evoluzione di queste due realtà - la città contemporanea e la montagna – si intersechino e si influenzino reciprocamente, nel passato e nel presente. La montagna da sotto. Pare scontato dire che la montagna per Trento rappresenta un fattore molto forte nella costruzione dell'identità di chi ci vive, eppure si può dire che esiste una relazione in certo modo ambigua fra la montagna e chi gravita attorno a questa città. Trento è una città di montagna, è considerata tale sia da coloro che la abitano sia, e forse in maggior misura, da chi non la vive e magari non ci è mai stato. Quest'idea che si crea nell'immaginario comune forse andrebbe contestualizzata, poiché Trento in realtà presenta caratteristiche ambivalenti. Circondata da montagne, vive la vita di una città adagiata al fondo, quasi in pianura (è situata a soli 194 m sul livello del mare) ma l'identità dei trentini e le aspettative di chi vi arriva sono senza dubbio influenzate e plasmate dalla presenza, per alcuni rassicurante, per altri opprimente dei monti subito sopra il centro abitato. La presenza delle montagne attorno alla città provoca diverse riflessioni. Dal punto di vista visivo, come è percepita dagli abitanti, dai passanti, dai viaggiatori la presenza così forte, potremmo dire incombente, dei rilievi subito a ridosso della città? La percezione delle montagne, come massa che blocca lo sguardo e non lo lascia correre verso l'orizzonte è sentita come qualcosa che protegge e avvolge oppure come una presenza inquietante e soffocante? Una delle possibili risposte si ricollega appunto alla questione dell'identità e dell'influenza che ha sulla sua costruzione l'ambiente naturale: questi diversi modi di percepire le montagne attorno alla città possono essere collegati alla provenienza dell'osservatore, al suo rapporto con altri tipi di paesaggio? Se ad esempio consideriamo lo skyline di una città in pianura e di una città montana ci accorgiamo che spesso quello della seconda è del tutto assorbito dal profilo montuoso, segno di quanto può essere totalizzante una presenza di questo tipo. È interessante osservare anche come le montagne attorno a Trento scendono/incombono sulla città contribuendo a creare differenti visioni e sensazioni in chi guarda. Nella parte ovest infatti possiamo osservare che il monte cade a strapiombo sulla città, ciò è particolarmente evidente nella parte posteriore dell'ex fabbrica Italcementi e anche proseguendo verso Gardolo, basti osservare il contesto in cui è situata la discarica, proprio sotto la parete rocciosa. Questo tipo di paesaggio contribuisce forse a creare quel genere di sensazioni visive e psicologiche che tendono all'oppressione e al soffocamento più che alla serenità e all'accoglienza. Questo perchè la roccia a strapiombo impedisce il passaggio della luce solare, rende l'ambiente più freddo e umido ed è comunque una presenza importante e pesante. Se si va in questi luoghi e ci si avvicina alla parete di roccia guardando verso l'alto può accadere infatti di avere una sensazione simile, ma più accentuata, a quella che si ha guardando un grattacielo dal marciapiede. Con la differenza che la montagna non è opera dell'ingegno umano, è meno controllabile e può apparire più facilmente come qualcosa di inquietante. Dal lato est invece la situazione appare molto diversa. Se si cerca la montagna dietro alle frazioni come Villazzano, Povo ecc si vede la montagna trasformarsi prima in collina ed arrivare poi più dolcemente in città. In questo caso è più facile avere, al contrario di quanto poteva accadere per la parte ovest della città, un'impressione di maggior sicurezza e accoglienza derivante dall'osservazione della montagna, che appare anche più facilmente raggiungibile e meno minacciosa. Esistono così due modi per la montagna di “arrivare” in città e così due possibilità diverse di relazionarsi visivamente e di intrecciarsi di questi due elementi, naturale e urbano, di cui ci vogliamo occupare. Bisogna però dire che il discorso fin qui tracciato deve essere più o meno modificato nel parlare delle frazioni della città; queste spesso infatti si trovano non a fondo valle ma inerpicate sulle colline che precedono le montagne di Trento. Anche l'architettura degli edifici comincia a cambiare e ad assumere un aspetto più classicamente alpino, l'aria si fa più pulita e più fresca, l'isolamento è maggiore. Dunque lo scarto fra idea di città di montagna e città di montagna effettiva si fa più sottile e così anche il rapporto fra abitanti e montagna si fa più intenso, questa è più facilmente e velocemente raggiungibile, è molto più “a portata di mano” e probabilmente ha un ruolo più importante nelle vite di chi abita questi posti. Attraversamenti. Finora si è parlato di un rapporto in qualche modo distaccato tra i due elementi di cui ci stiamo occupando. La montagna come presenza avvolgente tutto intorno alla città, come è percepita dal basso, dall'esterno. Ora dovremmo invece occuparci dei momenti in cui, attraverso il movimento delle persone verso la montagna, questi elementi si toccano più profondamente. Va considerato quindi il momento dinamico, e cioè il momento in cui i soggetti che vivono la città si spostano, per o attraverso le montagne, o in cui chi si trova in montagna si sposta in città. Trento è circondata da montagne, ciò significa che per arrivarci è necessario superare dei rilievi o passare attraverso delle valli. Emerge di nuovo il senso di contraddizione che deriva dall'essere Trento una città di montagna ma non in montagna, per giungervi si attraversano delle montagne senza arrivare effettivamente in montagna. I monti di Trento, ma possiamo anche dire dei trentini, e cioè in primis il Bondone e poi la Paganella, la Marzola, il Cimirlo, il Calisio e la Vigolana possono essere considerati come dei confini per la città, confini che sono continuamente attraversati dalle persone per motivi molto diversi e che sono mutati nel corso del tempo. A testimoniare lo stretto rapporto che vi è fra Trento e le montagne sta anche il fatto, semplice ma significativo, che dalla città stessa si diramano sentieri che arrivano poi in cima ai diversi monti, ciò mostra come lo scambio, anche simbolico, sia molto pregnante. Un confine dunque, ma percepito spesso in modo benevolo, come una protezione e anche una possibilità. I rapporti e gli scambi fra gli abitanti e le diverse montagne cambia nel tempo e ciò è visibile se si osservano le vite degli appartenenti alle ultime 3 generazioni; i punti di vista che possono essere presi in considerazione sono molti, dal lavoro (impianti sciistici, le altre attività legate al turismo, cave di porfido) allo sport (l'arrampicata, il trekking, i vari sport invernali) al semplice passeggiare, alle scampagnate domenicali. Tutte queste attività hanno mutato conformazione, il peso di alcune si è fatto molto più forte, per esempio il peso di quelle legate agli sport invernali e in generale allo sfruttamento della montagna dal punto di vista economico-consumistico, quello di altre si è fatto sempre più esiguo, il frequentare la montagna pensandola quasi in senso materno o comunque come fortemente legata alla propria identità o ai lavori più tradizionalmente legati alla montagna. Proprio a questo proposito abbiamo intenzione di portare avanti un'indagine che riguardi i cambiamenti nei rapporti tra chi vive a Trento e la montagna e nella percezione che si ha dell'elemento naturale sulle persone della città. Pensiamo di svolgere tale ricerca sviluppandola avvalendoci di conoscenze e competenze sociologiche e antropologiche per evidenziare se e come questo rapporto sia cambiato nel corso delle generazioni. Perciò sarà importante entrare in contatto ed intervistare persone di diverse età proprio per poter sottolineare differenze e sviluppi di questa relazione mutevole e significativa nella ricerca sul presente, ormai così coinvolto nelle problematiche legate al rapporto tra sviluppo umano e ambiente.
4. Descrizione dettagliata del progetto
Il progetto si compone di molteplici eventi distribuiti lungo tutto il periodo della manifestazione (approssimativamente un mese).
Il forum rappresenta uno dei capisaldi dell’intera manifestazione. E’ infatti principalmente attraverso il forum che, grazie all'apporto di studiosi di varie discipline verrà analizzato il rapporto tra le città contemporanee e la montagna. Questa ricchezza di stimoli dovrà indagare anche sull’identità territoriale come alternativa alla globalizzazione, prendendo in esame una realtà in continua evoluzione e le relative contraddizioni generazionali. Riteniamo necessario interrogarsi sul rapporto che oggi esiste tra urbanità e “alpinità” e comprendere se questo rapporto possa diventare o stia già diventando un valore aggiunto da spendere nelle politiche di sviluppo.
Altre occasioni di verifica e conoscenza saranno offerte dai dibattiti (denominati incontri) dove una serie eterogenea di studiosi ed esperti, di volta in volta affronteranno le varie complessità dello spazio montano attorno alla città di Trento nelle culture, tecniche e pratiche sociali che lo caratterizzano. Vi saranno delle mostre fotografiche relative al rapporto tra montagna e città. Sicuramente una delle mostre sarà a carattere storico e percorrerà attraverso la memoria visiva gli stili ed i diversi approcci alla montagna dei cittadini dagli inizi del Novecento ai giorni nostri. Saranno utilizzati sia archivi pubblici che immagini familiari per documentare il lavoro, i momenti di svago e lo sport nel secolo scorso in montagna. Un’altra mostra documenterà l’approccio contemporaneo ai monti che circondano la città. Una mostra bibliografica in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Trento sarà l'occasione per approfondire i temi toccati dall'intera manifestazione. Altri interventi sono in fase di studio e saranno comunicati non appena formalizzati. È nostra intenzione coinvolgere negli eventi diverse realtà associazionistiche, cooperative e produttive che operano nella realtà della provincia.
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